Qual è il limite, il punto oltre il quale si rompe l’equilibrio?

Faccio una grande fatica a capire cosa sia giusto e cosa no. Cosa sia amore e cosa no. Sulle cose un po’ meno importanti il confine è ancora più labile.  Chissà come sarei se avessi delle certezze. Chissà come sarei se qualcuno non le avesse schiacciate.

Che poi avere delle certezze non sarebbe un gran che considerando che tutto cambia a seconda del punto del mondo, della visuale che prendi. Diventa qualcosa di rischioso non averle, invece, quando soffri e non sai dirti con certezza perché e di conseguenza non puoi trovare neanche il rimedio.

Penso spesso a quanto sia solo un passo quello spazio che separa la mente dalla follia. Quell’attimo in cui percepisci la stupidità di tutte le convinzioni umane che la storia perennemente sfata, di tutte quelle cose così diverse da come appaiono. Penso alla bellezza di dire tutto senza più freni inibitori. Penso a come sarebbe bello se la morale lo permettesse. Penso a quanta ipocrisia cadrebbe, alla violenza vera che emergerebbe, obbligandoci a guardare la nostra misera condizione umana e forse per sopravvivenza migliorarla.

E’ un mondo durissimo quando sei diverso dagli altri. Quando tu vedi gli altri e sai di non essere come loro, ma non sai chi sei.

Viene dato per assunto che tutti debbano avere lo stesso funzionamento, come fossimo delle stupide macchine, e se tu non funzioni in quel modo c’è qualcosa di rotto che senti il dovere di aggiustare. Ma poi complichi solo le cose, perché rompi tu un pezzo, per funzionare come gli altri e comunque ti riesce male.

Ci si sente così soli quando si è diversi e non ci si sente per niente speciali. E’ una prova durissima che tanti non superano. Temo spesso che mi unirò ai tanti che non fanno della loro diversità la loro unicità. Spesso mi guardo con i loro occhi e do quelle motivazioni che fanno mettere l’anima in pace, mi autocommisero e mi dico che ho fatto quel che potevo, che sono una vittima del mondo.

Mi dà, però, così fastidio unirmi alle tante vittime di cui il mondo è già pieno.                       La strada dei sognatori, dei sensibili, è piena zeppa di feriti, e io vorrei portarmeli in spalla invece di sedermi a guardarmi le ferite con loro.

Credo che ci voglia davvero un grande amore nell’umanità per andare avanti, perché ti porti un pezzo di storia di tutti quelli che non ce l’hanno fatta a proseguire, sapendo che hai l’onere di farlo anche per loro.

Ti porti tutte quelle porte chiuse, le occasioni mancate, le sconfitte, la voglia di gettare la spugna.                                                                                                                                                           Non ce la fai ad andare avanti solo per te, se comunque il risultato sarà essere comunque solo.

Lo fai perché credi che tutti debbano avere una possibilità di ESSERE . Compreso TE STESSO.

 

 

 

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Sento di essere veramente me stessa solo quando mi spoglio della responsabilità di esserlo

2 Comment on “Non arrenderti

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