Ho imparato ad arrendermi a queste notti in cui mi sento così, in cui mi sembra fondamentale trovare il senso di tutte le cose prima di potermi addormentare, come ci fosse il rischio che l’indomani sarebbe già troppo tardi.

Corri corri corri, la fine è dietro l’angolo e tu sei in ritardo su tutto, non ce la farai mai a finire. Ma proprio con quest’ansia perdo un tempo spropositato perché non ho le mani ferme, la mente lucida, il corpo saldo.

Mi manca l’aria, mi sento soffocare, c’è qualcosa che da dentro cerca di esplodere ed uscire, si dimena, gratta, e io penso e ripenso, dov’è la porta, la chiave, come lo faccio uscire, e penso e ripenso e penso ancora.

Sapere di non essere la sola che ha perso la porta, la chiave, la strada, non mi da indicazioni sufficienti su cosa fare, mi fa solo mancare ancora di più l’aria, perché mi dico che se il mal è comune ed esiste una soluzione allora io dovrei trovarla; invece a me sembra ancora più inaccessibile.

Corri corri corri, come una falena in una campana di vetro, un bambino in un labirinto di specchi, mi faccio solo del male, non è un allenamento di resistenza, non mi sfogo, tutt’altro.

Ci sono tante piccole ridicole mete, pretesti senza valore per avere una scusa per continuare a pensare e correre, ma la verità è che non riesco a fermarmi.                      Quando non ho un pretesto per correre è anche peggio, mi sento sprofondare in un abisso di infelicità e angoscia, come se la morte fosse imminente e io ne sentissi il ticchettio dei minuti che ci separano.

Corro corro corro perché non sono sulla strada giusta o almeno non mentalmente. Sono totalmente altrove nel passato, nel futuro, ma non qui, non adesso.

Aria ti bramo, ti desidero, ti agogno, ti cerco supplicante, nella mia smania errante, ho bisogno di respirarti, ho bisogno di sentirmi come in montagna dove l’aria è pulita e fresca, immersa nel silenzio, a braccia e polmoni aperti, accarezzata dal sole e sentirmi piena di te, viva per quel soffio vitale che ci porti dentro.

Voglio amarti vita, voglio ballare con te, correre con te, ridere con te, festeggiare con te, voglio assaporarti fino all’ultimo respiro. Ma non voglio viverti di fretta, voglio viverti senza orologio, come quando stai ballando con talmente tanto travolgimento che quando staccano la musica continui a ballare perché non vuoi finisca mai.                                           Vita voglio viverti piena, voglio ascoltare le storie che narri, le musiche che suoni, i colori che mostri.

Sei un bellissimo giardino che alcuni non vedono troppo impegnati a guardare le loro vesti, alcuni lo guardano senza poterci entrare perché le catene non gli permettono di muoversi, solo alcuni hanno accesso e possono sdraiarsi sull’erba fresca al tepore del sole, immersi nel profumo inebriante dei fiori.

Vita noi piccoli, stupidi uomini ti ammiriamo come eterni bambini, alcuni avidi, altri pieni di stupore, altri timorosi, altri ancora incapaci di giocare con te.

Ci hanno incatenato con catene invisibili che noi stessi aggiustiamo ogni giorno, ci lasciano credere che il bello sia sempre nel futuro, nell’ottenere quel che non si ha, nelle vesti che indossiamo. E tu invece vita sei così bella nuda, mentre noi indossiamo belle vesti solo per togliercele con più brama.

Se solo potessimo avere orecchie per sentire il tuo lieve sussurrare, occhi per guardare nella profondità delle cose, labbra capaci di comunicare il reale sentimento senza aggrovigliarlo in matasse di vergogna, dolore e superbia, lasciando libera la voce del cuore.

Vita ci vorrebbero 1000 vite per capirti, nella tua complessa armonia, del tuo nascere e morire, dell’amore e del dolore, della guerra e del perdono.

Tu sola hai il segreto di questo magico equilibrio che noi, se siamo fortunati, percepiamo per pochi secondi.                                                                                                                                           Lì su quella montagna mentre respiriamo a polmoni pieni, lì dove si balla e non si vorrebbe smettere mai, lì dove incontriamo l’AMORE.

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Sento di essere veramente me stessa solo quando mi spoglio della responsabilità di esserlo

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