Siamo tutti giustizieri, pronti a scandalizzarci per gli errori altrui e ad affermare con certezza che noi non li commetteremo mai; siamo tutti dei Santi che vivono la vita nella purezza assoluta e le cose brutte che capitano dipendono sempre da qualche diavolo di passaggio.

Non mi spiego perché se è così, viviamo in un mondo tanto efferato, non mi spiego perché se è così la giustizia di questo mondo ricorda tanto l’inferno.

Nessuno, me compresa ovviamente, è in grado di dare l’esempio di una vita giusta. Siamo umani e alla nostra condizione appartiene la necessità di crescere e migliorare.

Questo non vuol dire arrendersi all’istintualità senza provare a dominarla, ma vuol dire che quando ci arroghiamo il diritto di giudicare qualcuno dovremmo essere misericordiosi, nella consapevolezza che nessuno di noi è esente dal bisogno della misericordia per sé stesso.

Vorrei essere abbastanza saggia da non lasciarmi scandalizzare dall’ipocrisia del mondo, vorrei essere tanto in pace con me stessa da poter trasmettere emozioni diverse dalla rabbia.

Ci sono maestri di vita che tutti di tanto in tanto chiamiamo in causa se ne abbiamo bisogno, ma quando si tratta di metterci in discussione per seguirli sembra che ci si faccia un torto.

Le nostre azioni non sono altro che la somma delle esperienze che abbiamo fatto. Se qualcuno sbaglia è perché quello era il prodotto della sua vita.

Mi chiedo quale sia la somma di eventi che ci renda giustizieri. L’aver subito e sentirci vittime del  mondo, o l’essere ciechi di fronte alla nostra fragile e fallibile condizione umana.

Se anche io mi arrogassi il diritto di dire ciò che è giusto non farei nulla di quello che fanno coloro che sono sempre pronti a scagliare la prima pietra.

Vorrei più che altro invitare coloro che chiudono gli occhi davanti a ciò che succede nel mondo, e che pensano che le persone a cui succedono certe cose siano solo quelle cattive, a guardare meglio questo mondo in cui ci scandalizziamo tanto davanti a qualcuno che uccide ma abbiamo lingue che tagliano come i coltelli, a guardare meglio coloro che rubano ed elemosinano e chiederci se per il nostro benessere eccessivo non siamo noi ad aver rubato a loro qualcosa, a guardare meglio le persone che si chiudono in sé stesse e le persone che si spengono lentamente nella loro aridità e chiederci se noi abbiamo mai provato a mostrargli un po’ d’amore.

Servirebbe sempre uno sguardo critico nella vita, non per giudicare, ma per chiederci perché certe cose sono così e se non potrebbero essere diverse?

Io credo fermamente che i nostri pensieri, le nostre azioni possano essere diverse. Nel mondo ci sono stati uomini che lo hanno dimostrato e in loro io credo con tutto il cuore, anche quando un po’ la delusione lo amareggia, la luce delle loro azioni mi da la speranza di credere che non è mai troppo tardi per migliorare le cose.

 

 

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Sento di essere veramente me stessa solo quando mi spoglio della responsabilità di esserlo

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