Nessuno è esente dalle delusioni, dal dolore, dal tradimento. Per quanto possiamo sforzarci di costruire una maschera che copra le nostre fragilità, arriva quel momento in cui  questa crolla in mille pezzi e il dolore esplode lasciandoci incapaci di contenerlo.

Dicono faccia parte della vita, del nostro percorso di crescita, del rischio necessario per essere felici, che per amare qualcuno bisogna abbandonarsi e rischiare che dall’altra parte non ci sia nessuno che ci sorregga. 

Non c’è qualcosa che faccia male come rivivere dei momenti felici e sapere che sono andati via per sempre, che ormai sono parte di un passato che per quanto lo si possa combattere tale resterà.

Tanto più tardiamo ad accettarlo e tanto più in profondità va la ferita. Come un tatuaggio che lentamente incidiamo sul cuore, ogni volta che riviviamo quei momenti felici, quelle parole che sembravano certezze, quei sentimenti che non sembrava possibile finissero.

Quanto è difficile andare avanti quando vorremmo solo tornare indietro e dirci che è stato solo un brutto incubo.

Com’è difficile dirci che la vita, forse, ha deciso di riservarci qualcosa di migliore. Eppure è l’unica certezza alla quale possiamo aggrapparci.

E’ diventato un mondo pieno di life coach, indubbiamente utili quando si è già in piedi sulla tavola da surf e si è solo alla ricerca dell’onda da cavalcare, totalmente inutili quando le scalette di azioni per la felicità sono come un paio di occhiali da vista per una persona non vedente.

L’Unico modo per uscirne è attraversare il dolore, senza resistergli, senza renderlo razionale, senza doverlo giustificare, senza doverne trovare un responsabile, senza vergognarsene.

Bisogna accettare l’idea che se è capitato avrà un senso che non possiamo scoprire se non dopo aver superato la prova, senza avere la pretesa di trovare immediatamente una soluzione, senza avere la pretesa di calcolare il tempo che ci metteremo,  senza potergli dare uno spazio nell’agenda.

Non c’è nulla di più pericoloso di diventare sordi a quella parte di noi che ci prega di ascoltarla, il far tacere una parte di noi tanto importante può portare a perdere la percezione della nostra identità, per quanto faccia male, per quanto tempo ci richieda, per quanta forza ci obblighi a tirare fuori, ma rimandare non servirà a migliorare la situazione.

Essere duri non ci renderà felici, non dire quelle parole, non fare quelle domande, trattenere le lacrime, non le eliminerà, le nasconderà solo. Uno psicologo di cui non ricordo il nome diceva qualcosa tipo “le lacrime che non piangi, le piange il cuore”.

Se nascondiamo il dolore e non lasceremo che nessuno lo abbracci, lo consoli, lasceremo la nostra anima in preda ad una tormenta di neve.

Quando ho smesso di chiedermi perché esistono i cattivi, ho capito che tutti gli Scrudge, i Grinch, le Bestie, non sono altro che anime congelate dal ghiaccio che aspettano un raggio di sole che riesca a penetrare nel loro cuore per salvarle.

Tutti vorremmo essere salvati, da un principe, da un Dio, da un amico, dall’amore, ma l’unica cosa che può salvarci è la nostra voglia di lasciarci aiutare dalle stesse “persone”, perché se nulla cerchiamo, nulla troviamo .

Imparare di cosa abbiamo bisogno è una grande fortuna, pochi lo sanno.

Accettare ciò che ci rende profondamente sensibili e fragili può fare una paura terribile perché ci impedisce di restare impassibili davanti al dolore altrui che, invece, ci travolge come fosse nostro, ma ha un grande vantaggio.. ci fa scoppiare di gioia per cose semplici come un bacio, una parola, il sole che splende, un sorriso, una vittoria.

Solo chi conosce il dolore ha il privilegio di conoscere la felicità.

Chi potrebbe dire cosa sia il salato senza conoscere il dolce?

Sembra così semplice eppure se mangiassimo sempre il dolce avremmo la curiosità di sapere cosa ci sia oltre.

In tanti miti e religioni questa vita altro non sembra essere che il salato delle lacrime che nel dolce paradiso non conoscevamo. 

 

 

 

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Sento di essere veramente me stessa solo quando mi spoglio della responsabilità di esserlo

2 Comment on “Lacrime dolci

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