“Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male.”

Eduardo De Filippo.

Non sono, di solito, una persona superstiziosa. Mi butto il sale alle spalle se mi cade a tavola, ma passo tranquillamente sotto le scale e proseguo per la mia strada se attraversa un gatto nero.

La maggior parte delle tradizioni sulla sfortuna derivano da un singolo evento alimentato dalla paura e dall’ignoranza. Ad esempio la superstizione per la quale non si deve aprire l’ombrello in casa, deriva dal fatto che in epoca Vittoriana i meccanismi di apertura degli ombrelli non erano perfettamente funzionanti e aprirne uno all’interno di un’abitazione poteva causare degli incidenti pericolosi.

Però c’è un però.

Facendo una breve ricerca ho scoperto tanti articoli sul tema, i quali dopo aver biasimato un po’ i superstiziosi, concludono dicendo che la fortuna dipende da un potente locus interno, ovvero dalla capacità di credere in sé stessi, assumersi le proprie responsabilità e persistere nel raggiungere i propri obiettivi.

Però, se così fosse, perché alcuni sfigatissimi in vita sono diventati famosi dopo la morte?

Dubito che persone del calibro di Giordano Bruno, Martin Luther King, Giovanni Paolo II fossero persone che non si assumevano le loro responsabilità. Eppure chi ha fatto una brutta fine e chi comunque è stato colpito. Ma pensiamo a tutti i Santi martirizzati, a tutti i grandi rivoluzionari. Tutti accomunati da un grande destino che però trascinava con sé altrettanto male.

La mia idea sulla sfortuna è che più siamo degni di ammirazione e più su di noi si abbatterà l’invidia di chi ci circonda.

Per quanto si possa essere razionali, l’energia negativa esiste ed è stato provato che l’energia influenzi la realtà sia in positivo che in negativo.

Vi capita mai di raccontare un evento positivo ad un amico/a con grande entusiasmo e notare quanto il suo tentativo di mostrarsi entusiasta per noi sia penoso? E vi è capitato quel giorno stesso o nei giorni successivi che vi accadesse qualcosa di negativo che vanificasse la vostra felicità?

Da questa costante evidenza sono arrivata alla conclusione che l’invidia delle persone porti una sfiga allucinante. Si possono romper le amicizie ma non si possono evitare alcuni confronti, specie sul posto di lavoro, ma vuoi anche negli ambiti sociali non si possono sempre selezionare le persone con cui entrare in contatto. Se poi pensiamo a quanto Facebook permetta di entrare nelle nostre vite, possiamo immaginare quanti accidenti ci possano arrivare.

E’ bene quindi imparare a proteggersi. Sicuramente ,su un piano razionale, non ascoltando mai i consigli delle persone che ci invidiano perché difficilmente ci indicheranno la strada giusta.

Ma ad un piano più alto si può fare qualcosa.

Sempre nella mia ricerca ho trovato un articolo con dei metodi interessanti, alcuni dei quali sono quelli che utilizzo anche io.

Giovanni Paolo diceva:

Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male

Se qualcuno ti augura il male, tu auguragli che le cose gli vadano bene cosicché possa smettere di invidiarti.

Se ti accadono degli eventi negativi, non perderti d’animo e fai del bene, affinché la tua energia, spirito, anima o qualunque nome le si voglia dare, resti positiva e non si sporchi di quel male che sta ricevendo.

Il male che non accogli viene rispedito al mittente.

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Sento di essere veramente me stessa solo quando mi spoglio della responsabilità di esserlo

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