Chi ha una ferita, o più d’una lo sa. Le ferite fanno male.

Basta che qualcuno ti urti lì in quel punto, o che tu ci sbatta. Fino a che la ferita non si è rimarginata totalmente non sei al sicuro da una riapertura, che a volte può far più male della ferita stessa, perché magari eri già in un momento di fragilità in cui tutto sembra scorrere molto più lentamente e il dolore non passare più.

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Ci sono poi quelle ferite che lasciano cicatrici profonde e visibili, con le quali, se non impari a conviverci, finisci per sentirti vittima di un disastro irrimediabile.

Alcuni, troppo impazienti, terrorizzati dall’affrontare il dolore, lo anestetizzano. Dimenticando che se non senti dove fa male non sai come proteggerti e curarti.

A volte è vero, il tempo è un buon medico, ma altre invece rischia di essere il nemico peggiore. Come il tempo che passa tra il piccolo tumore maligno e un organo in metastasi ormai perso.

Pensiamo che fino a che non sentiamo il dolore, fino a quando possiamo nascondere la ferita, possiamo fare finta che questa non esista, possiamo arrivare persino al punto di dimenticarcene.

Ma se quel male aveva bisogno della nostra cura, del nostro tempo, della nostra attenzione, ignorarlo non farà altro che far crescere il problema con il rischio che poi per rimediare sia troppo tardi.

Tutti a questo punto si grattano, pensano che sia da pessimisti pensare al peggio, mascherando dietro questo falso ottimismo il terrore di dover guardare il problema in faccia e prenderne atto.

C’è una sorta di pudore e vergogna nel dolore, come se rappresentasse un marchio divino con il quale si è stati puniti. E in questo pensiero non si possono non scorgere le radici storiche del peccato originale, di questa colpa di cui ci siamo macchiati e per la quale vogliamo nascondere la nostra fragile nudità.

nudità

Tutti quei pregiudizi  sulle disgrazie che permettono agli spettatori di sentirsi comunque fortunati, che sia perché i poverini della situazione non sono loro o che sia perché loro sono persone perbene e alle persone perbene non capitano certe cose, poco importa.

Così le persone terrorizzate dalla crescita  e dall’emozione possono condannare quegli sciocchi che provano a correre, saltare, provare e si fanno male. ” Te l’avevo detto“, “Ora ti ci meno pure sopra“, o ancora peggio “Ben ti sta“.

Inevitabilmente impari a vergognarti di esserti fatto male, magari cominci a camminare lentamente, non salti più, e il solo pensiero di provare una cosa nuova ti fa venire i crampi allo stomaco e ti fa mancare l’aria.

Un errore disastroso che rischia di distruggere la vita nella sua essenza più profonda, rendendola un mero copione di uno spettacolo vecchio.

Vivere significa farsi male, significa persino morire, perché, ci piaccia o no, noi moriremo. Vivere significa fare esperienza, in questo tempo così prezioso in quanto così  breve rispetto all’infinità di sfumature da cui è composto l’universo.

Usare il proprio tempo non muovendosi mai, sperando di potersi nascondere dal suo scorrere, è uno spreco inimmaginabile,  di un’occasione che potrebbe essere irripetibile.

Cogli la rosa quand’è il momento, che il tempo lo sai che vola e lo stesso fiore che oggi sboccia domani appassirà.

Robert Herrick

Questo non significa vivere di fretta, la vita è un piatto che va assaporato lentamente per poter sentire tutte le note del suo gusto.

Il seme ha bisogno di sole, acqua, vento, tempo, prima di crescere e sbocciare.

Ma di questo germoglio bisogna prendersene cura e godere della bellezza delle sue stagioni, perché tutto ciò che non sarà stato goduto, non tornerà più.

Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite.

VIVERE

Vivere significa farsi male, sbagliare, imparare, scoprire, sorprendersi, essere delusi, gioire, soffrire, amare, incazzarsi, commuoversi, aver paura.

Quando cadi e ti fai male, ricordati che la prima lezione che la vita ti insegna è che per crescere devi imparare a rimetterti in piedi e andare avanti, solo così potrai scoprire la vita per la quale sei nato.

Le ferite sembrano ostacolare questa crescita, ma a volte da un ramo tagliato può crescere un altro albero.

E’ normale che faccia male. Il parto fa male, eppure dà alla luce una nuova vita.

A volte non bisogna interrogarsi sul perché delle cose, la vita sa essere più saggia di noi.

A volte bisogna solo lasciarsi trasportare dal vento.

Verso nuove terre da seminare.

 

 

 

 

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Sento di essere veramente me stessa solo quando mi spoglio della responsabilità di esserlo

4 Comment on “Le ferite bruciano, ma non per sempre

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