Per la maggior parte del tempo la vita è così “che ci piaccia o no”.

Proiezioni intenzionali, desideri, sogni nel cassetto, preghiere, a volte trovano lo spazio per sorprenderci, ma nel  frattempo le cose avvengono che ci piaccia o no. Non si possono fermare i cicli naturali della vita, non si possono ricostruire i sentimenti spezzati, non si può riaccendere il fuoco quando la legna è totalmente carbonizzata.

La vita segue il suo corso mentre noi continuiamo a chiederci cosa dovremmo fare, quale responsabilità abbiamo, cosa otterremo.

Difficilmente guardiamo dentro la giornata per vedere cosa ha da offrirci, ma continuiamo a cercarci dentro quello che noi vorremmo ci fosse, e così spesso restiamo a mani vuote.

Sono tantissime le occasioni di essere felici che non cogliamo perché queste non sono come ce le aspettavamo.

Spesso ci sentiamo delle piccole divinità e ci convinciamo che il mondo ruoti intorno a noi, vogliamo che il meteo, i treni, gli aerei, gli autobus, le scelte politiche, e così via, corrispondano alle nostre esigenze. Quando così non è ci arrabbiamo come se avessimo subito un’offesa personale e ci roviniamo la giornata.

Vorremmo avere un telecomando con il quale controllare la vita, i nostri sentimenti, i sentimenti degli altri, e spesso abbiamo davvero l’orribile possibilità di controllare la nostra vita sprecando giornate, mesi, anni, come piccole macchine che eseguono i compiti programmati.

Fortunatamente poi la vita butta per aria tutti i nostri piani, e che ci piaccia o no questa è una grande occasione che ci sta dando.

E’ la possibilità di dare un senso alla vita per imparare, sperimentare, conoscersi nel profondo, amare.

Che senso avrebbe vivere se sapessimo già cosa accadrà?

Chi vorrebbe giocare una partita, conoscendo già tutte le combinazioni delle carte che capiteranno?

Il senso del gioco non è quello di vincere, è quello di emozionarsi!

A volte bisognerebbe solo mandare un po’ a puttane il bisogno di controllare il futuro e indossare i panni di un bambino curioso che vuole scoprire il mondo.

Capita di farsi male, il dolore è il modo in cui impariamo a prenderci cura di noi stessi, ma succede anche di scoppiare di felicità e scoprire che tutto può sembrare una magia bellissima.

Una delle prime cose che si impara nello yoga è che spesso le idee migliori arrivano quando smettiamo di pensare e iniziamo a sentire; quando ci poniamo come spettatori davanti a noi stessi, e ci distacchiamo da tutte quelle convinzioni che limitano la visuale, torniamo capaci di vedere a 360°.

Chissà la vita cos’è, se la fermerai neanche tu saprai. ( Pocahontas)

Ci vuole molto più coraggio a lasciarsi andare all’ignoto che ad affrontare centinaia di paure note (zona di comfort).

Non dovremmo aspettare una vita intera per poi ritrovarci pieni di rimpianti fatti di se solo avessi saputo, se solo avessi fatto, ma io avevo quel problema ecc ecc… è sempre il momento giusto per trovare il coraggio dentro di noi, che sta solo lì in attesa di avere la libertà di uscire.

Spegniamo i pensieri, accendiamo le sensazioni e guardiamo la vita che accade, perché che ci piaccia o no il mondo va perfettamente avanti anche se noi molliamo la presa.

 

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Sento di essere veramente me stessa solo quando mi spoglio della responsabilità di esserlo

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