Si parla troppo spesso di come smettere di essere dipendenti, ma si parla troppo poco di cosa voglia dire davvero ricominciare a vivere per una persona dipendente.

La cosa più difficile nelle dipendenze non è smettere, è non ricaderci.

I dipendenti di solito sono considerati persone deboli e per questo l’unica soluzione che viene proposta è quella di diventare più forti e il resto vien da sé.

Io non credo che i dipendenti siano persone deboli, anzi! Sono persone che sono riuscite a sostituire delle carenze strazianti con una sorta di gioco che lenisce il dolore.

Discorso ben diverso per chi diventa dipendente involontariamente. Ad esempio ho scoperto di essere dipendente dalla caffeina quando ho provato a smettere di bere il caffè; non sentendone l’esigenza psicologica lì per lì non mi ero accorta dell’astinenza, ma dopo due settimane che continuavo ad essere stanca senza un motivo ho collegato che il mio corpo stava accusando l’assenza della caffeina.

Immaginate cosa succede al corpo e alla mente se invece della caffeina si toglie un’abitudine, non sana ovviamente, che colma il bisogno d’affetto.

Ci si sente abbandonati, confusi, dispersi, vuoti.

Trovare delle nuove abitudini, la quantità di calore di cui il cuore ha bisogno, dei nuovi punti di riferimento, non è per niente facile!

Ognuno ha un diverso punto di partenza. C’è chi decide di smettere di punto in bianco perché è stato illuminato da una nuova consapevolezza, chi rimane scioccato dalle conseguenze e decide di proteggere la sua vita, chi non ne può più delle conseguenze del non avere il pieno controllo sulla propria vita, o chi lentamente cambia perché sperimenta un periodo di crescita.

Qualunque sia il punto di partenza, però, è certo che tutti, consapevoli o inconsapevoli, si ritrovano un giorno a chiedersi il perché di quel vuoto dentro di loro, il perché di quella triste nostalgia e capita che arrivino alla conclusione che la loro vita non abbia alcun merito.

Il dramma delle dipendenze è che fanno perdere il controllo sulla vita e riprenderlo pienamente richiede del tempo. In primo luogo bisogna rincorrere il “cavallo per rimettergli le briglie”, poi una volta sopra bisogna riprendere l’allenamento interrotto e infine  bisogna affrontare la paura di cadere di nuovo, perché resta, anche se nascosta, quella paura di cadere.

Si è tanto bravi quando non si sa cosa succede quando si cade, ma si è davvero coraggiosi quando si continua a montare a cavallo nonostante le cadute.

Una delle frasi che più mi ripetevo quando gli eventi accadevano senza che io avessi la minima possibilità di controllarli era:

Chi è causa del suo mal pianga sé stesso

Perché alla fine il male più grande lo facevo a me stessa, precludendomi la possibilità di realizzare la vita che volevo.

E così mi sono convinta a correre per cercare di riprendere le briglie della mia vita.

Non sono però riuscita a rimontare in groppa subito, ma sono caduta tante volte. Ci sono sicuramente esempi più rincuoranti dei miei, ma credo che possa essere di consolazione, per chi si è fatto tanto male cadendo giù, sapere che si può sempre riprendere il controllo della propria vita, anche quando tutto sembra già deciso.

E dare torto ad un destino già segnato,  è forse stato il vero mantra che mi ha dato la forza di cambiare. Tutti nel profondo del nostro cuore, anche per il semplice istinto di sopravvivenza, ci vogliamo un po’ di bene, e vedere che qualcuno mi trattava come una persona che non valeva più niente mi ha dato quella carica di rabbia necessaria per rialzarmi anche quando mi faceva male tutto.

Ma non bastava solo riprendere le redini e fare un po’ di allenamento, come tanti dicevano..

Bisogna imparare a coccolarsi quando il vuoto chiama, bisogna non giudicarsi quando si è tentati di tornare indietro e parlarsi cercando di ragionare sulle motivazioni, bisogna imparare ad amarsi soprattutto in quelle parti più fragili che gli altri non amano e mostrarle, invece, con orgoglio, come i segni di un soldato che è andato in battaglia ed è sopravvissuto.

 

 

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Sento di essere veramente me stessa solo quando mi spoglio della responsabilità di esserlo

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