“Non fermiamo la fantasia. Con la fantasia si può fare il più spettacoloso viaggio che sia consentito ad un essere umano”.

Le parole del caro Walt, dicono molto di più di quello che sembra ad un primo sguardo. Apparentemente, infatti, sembra invitare l’uomo del ‘900, pioniere di guerre e rinascite, a scappare dalla realtà, che le sue stesse mani hanno generato. Basti scorrere la sofferente infanzia vissuta dal piccolo Walter, invece, per capire quanto l’idea derivi dal confronto con la dura realtà, dove la fantasia ha avuto il compito di illuminare il tortuoso cammino intrapreso per realizzare i propri sogni.

Se puoi sognarlo, puoi farlo. Ricorda sempre che questa intera avventura è partita da un topolino.

Trascorre i primi anni della sua vita nel Missouri, lavorando duramente i campi e aiutando la famiglia nella gestione della fattoria. Nel 1909, la famiglia Disney per una serie di circostanze avverse vende la fattoria, con il conseguente trasferimento di tutta la famiglia a Kansas City. Qui il piccolo Walt, aiuta il padre nelle consegne notturne dei giornali. Gli anni passano e nel 1918 Walt, stufo della rigidità paterna, decide di arruolarsi per combattere nella Prima Guerra Mondiale.

Nel 1919, torna a Kansas City e trova lavoro come illustratore presso la Pesman-Rubin Commercial Art Studio, dove stringe un intenso legame di amicizia con un illustre disegnatore, Ubbe Ert Iwerks.

Il paradosso degno di nota è quello inerente il licenziamento di Walt Disney: ebbene sì, in età giovanile Walt Disney venne licenziato dal giornale Kansas City Star per “Mancanza di immaginazione”. Ci pensate? Forse l’uomo con la più grande immaginazione di tutta la storia del genere umano, licenziato per mancanza di immaginazione?!

Ma la ruota della fortuna tornò a girare molto presto, infatti pochi anni dopo, la Walt Disney Co. comprò la ABC che, tra l’altro, era proprietaria del Kansas City Star… chissà, forse una piccola rivalsa?

Seppe essere, anche, un uomo molto concreto ed ebbe la genialità di rendere magica la vita con la fantasia, vivendo la quotidianità con quel senso di grandiosità e magia.

Venne, spesso, giudicato un pazzo dai suoi concorrenti, come quando annunciò la produzione di “Biancaneve e i sette nani”, giudicato un film assurdo che invece si rivelò un successo memorabile. Tuttavia, egli dovette affrontare notevoli difficoltà, poiché si trovò a produrre cartoni animati, diventati poi simboli di generazioni intere, come ad esempio “Pinocchio“, in un periodo molto difficile, quello della seconda guerra mondiale. Gli studi Disney attraversarono una pesante crisi finanziaria dalla quale riemersero solo grazie alla tenacia di Walt.                                      

Continuò a credere dove altri si sarebbero arresi, e fu in grado di mantenere, sempre, quella voglia di sognare che ha fatto sentire il mondo un po’ più bambino, trasportandoci in quel posto magico dove il tempo non passa mai.

Tutti i suoi film hanno un unico fine, quello di farci sapere che se troveremo il coraggio di metterci in cammino e crescere, il bene trionferà sulle avversità.

“Somehow I can’t believe that there are any heights that can’t be scaled by a man who knows the secrets of making dreams come true. This special secret, it seems to me, can be summarized in four C s. They are curiosity, confidence, courage, and constancy, and the greatest of all is confidence. When you believe in a thing, believe in it all the way, implicitly and unquestionable”.

(In qualche modo non credo che ci siano sommità tali che non possano essere scalate da un uomo che conosce il segreto di realizzare i sogni. Questo speciale segreto, mi pare, può essere sintetizzato nelle quattro C. Queste sono curiosità, fiducia, coraggio e costanza, e la più grande di tutte è la fiducia. Quando credi in qualcosa, credici fino in fondo. In modo coinvolgente ed indiscutibile).

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Sento di essere veramente me stessa solo quando mi spoglio della responsabilità di esserlo

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