Ci sono cose che sfuggono alla razionalità, sensazioni che fanno fatica a trovare una collocazione.

Quella matassa di nodi in cui si intrecciano i tuoi pensieri che non riesci a sbrogliare, che ti fa sentire così in disordine e poco centrata.

A volte pensi sarebbe meglio convincerti di qualcosa, anche un pensiero sbagliato o falso, ma pur sempre un pensiero fermo.

Invece sei lì, in preda a tutti quei dubbi, emozioni, contrasti, e non riesci a tirartene fuori.

Dicono che tutto ha una soluzione e se non c’è una soluzione non c’è un problema.

Ma se tu non la vedi?

Come quando giochi a sudoku e sai che la soluzione c’è ma tu non riesci proprio a vederla; per cui oltre al problema irrisolto ti tocca sopportare anche la frustrazione di non essere ancora all’altezza e devi ripartire dal livello principiante.

La nostra mente è così complicata, ci dice che abbiamo bisogno di qualcosa, ma spesso abbiamo bisogno d’altro, e capire qual’è la vera cosa di cui abbiamo bisogno è una dote rara da acquisire.

Così spesso soffriamo e non sappiamo neanche per cosa stiamo soffrendo davvero.

E senza aver capito il problema è pressapoco impossibile trovare la soluzione.

Spesso vorremmo solo mandare a fare in **** una persona e per assurdo ci attacchiamo ancora di più, per complessi e turbe personali, altre invece che vorremmo amare una persona non ci riusciamo per gli stessi complessi e turbe.

Come si può fare affidamento su una mente che funziona sulla base di complessi di abbandono, di separazione, paura del rifiuto, di non essere all’altezza, del giudizio?

Hai paura del giudizio e per questo sei il primo a farlo rendendo la tua paura la tua realtà, hai paura del rifiuto e non permetti a nessuno di avvicinarsi a te rendendo così un dato di fatto la solitudine.

Se fosse però  un’associazione così facile da individuare, almeno gli psicologi sarebbero salvi da questi trucchetti. E invece tutti ci cadiamo miseramente, perché tanto più diventiamo abili, tanto più la nostra mente diventa abile a mascherare il problema.

E allora viene da chiedersi “perché siamo così autolesionisti?”

C’è chi dice l’ego, chi dice sia la paura di volare e tante altre ipotesi.

Di fondo c’è il fatto che la vita non è tutta rose e fiori, ci confrontiamo con la morte, con persone che non ci amano, a volte i genitori stessi, con il desiderio che ci spinge a cose miserabili, con i bisogni più elementari che condizionano un’intera giornata, con la malattia e un ancora lungo elenco di miserie appartenenti al nostro mondo.

Essere consapevoli della bruttezza e credere ancora alla bellezza non è facile.

“Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla”.

Di fondo questo è la vita, è sapere che tutto finirà, che la miseria è dietro l’angolo, e nonostante ciò attaccarsi strenuamente a quella bellezza che si coglie nel vivere, oltre tutte quelle costruzioni, quelle parole senza senso, quel rumore che per quanto forte sia non nasconderà il finale della storia.

Pensiamo che nascondendoci nelle nostre paure, mancando di coraggio, evitando di agire, fermeremo l’ineluttabilità del destino, ma così non è.

Non ci sarà religione, amore, lavoro, potere che fermerà l’inevitabile, e questo la nostra mente non lo riesce ad accettare.

E così invece di vivere pienamente la vita, continuiamo ad ingannarci, provando a tornare indietro per fermare il tempo, o andando velocemente in avanti per toglierci prima il peso.

Ciò che invece è vero, al di là di ciò che verrà e non sappiamo, di ciò che è stato e non possiamo cambiare e ciò che c’è ora e qui, provando a fare qualcosa per dare un senso a questo momento, dalla cosa più banale all’impresa più grande.

E questo probabilmente fugherà i dubbi, le paure, le insicurezze, i complessi, dando a tutto questo il suo reale senso:

Vivere

Perchè mentre stai davvero vivendo, smetti di chiederti il perché.

 

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Sento di essere veramente me stessa solo quando mi spoglio della responsabilità di esserlo

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