Crescere significa imparare ad essere sé stessi.

La cosa più difficile del mondo è riuscire ad essere sé stessi. Non esiste una cosa più spaventosa della paura di essere visti nudi e disarmati.

Non a caso è la pena che tocca ad Adamo ed Eva per aver tradito la fiducia di Dio.

Fintanto che le persone osservano e giudicano le maschere, gli abiti, i ruoli dietro cui ci nascondiamo riusciamo a gestire le nostre emozioni. Così non è quando permettiamo agli altri di guardarci esattamente così come siamo.

Sono appena rientrata a casa da una bellissima esperienza che consiglio vivamente a tutti. Avrei voluto scoprirne l’esistenza molto prima.

Mi sono iscritta al bando per il Servizio civile con Focsiv. Un po’ perché lo stavano facendo tutti i miei colleghi del Master, un po’ perché mi sembrava un modo per non dover affrontare in modo brutale il mondo del lavoro.

Ed ho scoperto un nuovo mondo. Un mondo fatto di persone piene di speranza, amore e cura, un mondo fatto di tutte quelle cose belle che in Italia ancora esistono e meritano di essere valorizzate.

Sono partita per fare il corso di formazione di 6 giorni chiedendomi perché dovessi sottopormi a questa esperienza di disagio che prevede la convivenza h 24 con altri ragazzi. Rientro chiedendomi come fare al più presto un’altra esperienza così meravigliosa.

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Abbracciare, condividere le proprie emozioni, cantare, ballare, disegnare un mondo migliore, fare nuove amicizie, piangere, ridere e mettersi in gioco.

È stato difficile superare la paura del giudizio, ma guardandomi intorno mi sono davvero resa conto quanto tutti dobbiamo confrontarci con questa paura e allora mi sono fatta coraggio spegnendo la luce sulle mie paure ed accendendola invece sulla fiducia in me stessa.

Non tutte le esperienza di vita consentono un confronto così profondo con sé stessi e con le proprie capacità ed è per questo che il migliore augurio che si possa fare è di avere un’occasione simile.

Nonostante ciò penso che mettersi nei panni degli altri, anche nei contesti in cui la condivisione è molto superficiale, possa essere uno strumento efficace per sentirsi parte del contesto e quindi accettati, in ogni caso.

Questo strumento, è noto ai più con il nome “empatia“. Sento quello che tu senti. Sono dentro il tuo dolore, la tua paura, la tua rabbia, la tua gioia. Ti riconosco.

Sento che anche tu sei un essere umano fragile come me e allora mi rendo conto che tutti combattiamo per essere forti, per gestire le emozioni, per superare i limiti e diventare la persona migliore che possiamo essere.

 Siamo tutti figli dello stesso cielo.

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